A grande richiesta, ripubblico qui un articolo di marzo 2010, che avevo postato solo su Facebook. Con una certa amarezza, constato che resta tristemente d'attualità.
Libertà. Parola nobile, probabilmente la più vera e nobile di tutte le parole della politica. Parola che oggi é usata come uno straccetto per la polvere, utile giusto a dare un'apparenza di decoro a librerie piene di carta straccia. Libertà é una parola che ha da sempre affascinato i filosofi, sin dall'antichità. Eleutheria, la condizione dell'uomo libero in relazione alla condizione dell'uomo schiavo. Il popolo di Eleutheria ? Aristotele ne riderebbe grassamente : quante volte abbiamo visto persone che dovrebbero essere di qualità, persone che hanno delle responsabilità importanti, piegarsi servilmente all'obbligo di giustificare qualsiasi capriccio del loro dominus ? L'uomo libero non ha posto in quel popolo. L'uomo libero disturba.
Più vicino alla nostra epoca, i filosofi illuministi mostrarono con talento come la libertà non possa confondersi con l'arbitrario. Montesquieu amava dire : "La libertà é fare quello che é permesso dalla legge". Oggi ne sorridiamo, pensando al popolo dell'arbitrario.
Del resto, un autore che non puo' essere accusato di prossimità alla sinistra come Friedrich Hayek, faceva notare che la legge, strumento votato dai politici, non corrisponde forzosamente al diritto, cioé à quell'ordine naturale che si crea per libero e continuo scambio, non solo economico, tra individui liberi. Al contrario, la legge serve sempre degli interessi particolari al fine di limitare la libertà dei portatori d'altri interessi e imporre una dittatura della maggioranza. O, più frequentemente, di una minoranza attiva. Hayek chiamava questa strada, fondata sulla prevaricazione e la negazione della libertà altrui, la strada della servitù.
Oggi, questa strada é intrapresa da un popolo in cammino. Il popolo della servitù.
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