Leggo oggi sul Corriere l'intervento di Giovanni Sartori in merito al possibilie cambiamento di legge elettorale ed in particolare all'appello promosso da Pietro Ichino in merito al ritorno al sistema prevalentemente maggioritario noto come "Mattarellum" e che l'Italia ha adottato e poi abbandonato.
Ci sono alcuni punti sui quali mi trovo d'accordo col Professor Sartori.
La legge elettorale attuale é un insulto all'intelligenza, al decoro ed anche alla semplice opportunità politica. Con questa legge sono tutti perdenti : i cittadini, i parlamentari, i capi partito.
I cittadini sono perdenti in quanto non hanno alcuna leva per premiare le persone che attirano la loro fiducia e punire quelli che non sono ritenuti, a torto o a ragione, all'altezza. Un esempio "democratico" tra tutti : con la "legge porcata" (Calderoli docet) Debora Serracchiani non sarebbe mai potuta essere eletta, né tantomeno raccogliere più preferenze di Berlusconi come invece fu alle elezioni europee. La sola libertà che il cittadino ha, é quella di fidarsi di una sigla, di una organizzazione. E quindi del suo Capo. Ci troviamo quindi di fronte ad una legge che favorisce una certa deriva plebiscitaria e nominalista. Il "nome nel simbolo" ne é, a mio avviso, una manifestazione triviale ma evocativa.
Ma anche i "Capi" sono perdenti. Guardiamo Berlusconi, per esempio. Berlusconi sa, come tutti gli altri del resto, che l'Italia ha raramente visto grandissimi distacchi, in termini di voti, tra gli schieramenti maggiori. Di conseguenza sa che il premio di maggioranza, anzi di maggior minoranza, tiene a un filo. La fusione di Forza Italia e di AN nel PDL, oggi in dibattito, cosi' come lo strappo della "vocazione maggioritaria" del PD veltroniano, trovano tutto il loro senso politico in una legge che premia i contenitori lasciando in secondo piano i contenuti. I Capi sono ricattabili e non credo di sbagliarmi affermando che sono, politicamente, ricattati in modo quotidiano.
Infine, i più perdenti dei perdenti, sono i parlamentari. Senza nessun legame forte con l'elettorato, essi devono la loro elezione a una posizione in lista. La chiave per essere rieletti non é fare bene il proprio lavoro e farsi apprezzare dai cittadini ma l'essere un sostegno indefesso del proprio clan. Anche quando, e naturalmente succede, il proprio clan va nella direzione sbagliata. Così, una posizione pure sofferta come quella dell'On. Moroni durante il dibattito sulla fiducia al sottosegretario Caliendo diventa un delitto di coscienza. Peraltro, ciò é il necessario contraltare dei ricatti di cui sopra : t'ho ricompensato, tu ubbidisci. Il parlamentare, in tal modo, non é nemmeno più "peone", é un semplice numero. Potrebbe essere tranquillamente soppresso e il funzionamento reale della macchina democratica italiana ne risulterebbe alterato in modo marginale.
il che, mi sia concesso, non é un segno di particolare salute della nostra democrazia.
Di fronte al porcellum, il mattarellum é certamente un meno peggio. Almeno, i cittadini se li votano, i parlamentari. Ma é vero pure che un maggioritario (uninominale o a doppio turno) esalta le clientele e le miopie microterritoriali. Ed é ugualmente vero che l'applicazione del mattarellum non é stata pienamente soddisfacente.
Cionondimeno, Sartori si sbaglia.
Si sbaglia terribilmente per quanto riguarda il cosiddetto "sistema francese". Ora, si dà il caso che io viva e faccia politica in Francia. Per quello che é la mia esperienza, vedo un sistema altrettanto "truffaldino" (nel senso di Sartori) che il porcellum, dato che anche qui una minoranza viene fatta artificialmente diventare maggioranza e questo al prezzo della grossa ipocrisia che permette alle piccole forze, coalizzate in un "polo", di avere una rappresentazione parlamentare (esempio, i comunisti, malgrado una consistenza debolissima posseggono un gruppo autonomo) quando forze che, piaccia o non piaccia, raccolgono il consenso di milioni di francesi sono confinati fuori o quasi dal Parlamento (si pensi al Front National o al Mouvement Démocrate).
Il sistema francese, dal mio punto di vista possiede due grandi difetti. Da un lato contribuisce a sterilizzare il dibattito politico favorendo il conflitto, cosa di cui mi sembra non abbiamo alcun bisogno, in Italia. Dall'altro, moltiplica a dismisura il peso delle reti di contatti locali.
Sartori mi perdonerà, ma quando una teoria contrasta con la realtà, l'errore non é mai di quest'ultima. Ed io, da uomo del Sud, m'inquieto considerevolmente di tutti i sistemi che esaltano i meccanismi di pressione.
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